“Chiudo gli occhi per vedere meglio” – Paul Valenti

       

“Chiudo gli occhi per vedere meglio”: l’ultimo libro di Paul Valenti

Che altro è la vita dei mortali se non una specie di commedia nella quale gli attori che si travestono con vari costumi e maschere entrano in scena e recitano la loro parte finché il regista li fa scendere dal palcoscenico?

 

Questa è una storia senza tempo, incredibile, assurda, difficile da raccontare. Potrebbe sembrare una fiaba, e come in ogni favola ci sono tristezza e meraviglia. Questa, però, non è una leggenda, come non può essere una favola il paradosso dell’esistenza.

Questa è la storia di Paul, ventenne, che da un po’ di tempo si sente osservato da un anziano, spiato da un vecchietto che si nasconde tra le pieghe della vita e lo guarda da lontano, con occhi di compassione.
Ma questa è anche la storia di Paul, quasi ottantenne, emigrato in Asia alla significativa età dei 33 anni e tornato a casa quasi cinquant’anni dopo, per trovarsi davanti, paradossalmente, se stesso giovane, ventenne, nella sua quotidianità di allora, quando non sapeva di essere giovane e si illudeva di avere il destino nelle proprie mani…
Come se si fosse aperto un varco nella barriera del tempo, come se i vari universi paralleli convergessero in uno stesso luogo, i due Paul si ritrovano a confrontarsi con riflessioni coinvolgenti ed ironicamente serie da ciascuno dei due punti di vista: il se stesso giovane ed il se stesso anziano .

Titolo: ”Chiudo gli occhi per vedere meglio”

Autore: Paul Valenti

Anno: 2014
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LA RECENSIONE

Lo scrittore Paul Valenti nel suo primo libro dal titolo “Io amo me stesso ma è amore non corrisposto” ci aveva raccontato la sua storia, attraverso una biografia ironica, che trova il suo compimento in questo secondo romanzo: “Chiudo gli occhi per vedere meglio”.

La narrazione, che prende spunto dalla realtà diventando poi una sorta di favola, si realizza in vicende assurde.

Va apprezzata la geniale intuizione dell’autore di sviluppare le vite parallele e opposte di due protagonisti stranamente accomunati dall’avere lo stesso nome: Paul. Il ventenne è un giovane ambizioso e idealista, innamorato della vita e di un futuro ancora sconosciuto, ansioso di crescere per poter lasciare l’indolente staticità del paesino in cui vive. L’ottantenne è un vecchio nostalgico del suo passato, appena rientrato dal Vietnam, dove ha trascorso quasi mezzo secolo di vita.

I due si incontrano, senza sapere di incontrarsi. Si inseguono, senza sapere di rincorrersi. Si studiano, senza conoscere mai completamente tutto dell’altro. Eppure una strana alchimia li lega, un gioco di paradossi esistenziali in cui entrambi inciampano costantemente e a cui, altrettanto costantemente, cercano una spiegazione che può essere tutto fuorché logica e razionale.

Il ragazzo è l’io narrante, ma lo è anche l’anziano, con la semplice e sottile differenza che il primo è una voce candida, inconsapevole e ignara, in cui chi è al di qua delle pagine si identifica e rispetto alla quale simpatizza, interiorizzandone le sensazioni, i pensieri, le emozioni; il secondo è un mentore, una guida instancabile e affidabile, fonte saggia per rispondere ai dubbi che si pone dapprima Paul-ventenne e poi il lettore stesso.

Il punto di incontro impossibile delle loro esistenze equidistanti e inafferrabili è la comune indole alla riflessione, all’interrogarsi sul mondo e i suoi miti. Infatti, il testo di Valenti è un’opera dalla forte carica introspettiva, incorniciata da prese di coscienza rispetto a tematiche che sono ora banali, ora di matrice storica, ora di stampo filosofico. L’autore non disdegna mai dal fornire ‘lezioni’ di vita, talvolta scolastiche talvolta più spassionate, e lo fa talmente in punta di piedi che le parole fanno breccia nell’animo del lettore e gli impongono in modo piacevole di seguirne i ragionamenti e farli propri.

A garantire questa sorta di effetto domino è l’impalpabilità dei due Paul, fissati più nelle fattezze informi della loro psicologia che in quelle più stereotipate dell’apparenza fisica, della quale sappiamo poco e niente.

Valenti, inoltre, si affida a un periodare fluido e armonioso, in cui la scelta dei vocaboli, che siano questi appartenenti ai dialoghi o al narrato, è sapiente ma non pesante o prolisso, piuttosto armonioso e fluido, e resta coerente con lo stile dello scrittore dall’inizio alla fine.

In conclusione, il testo è originale, così come la penna che lo ha generato, stimola l’attenzione del lettore in modo seducente, reinventa qualsiasi tipo di standard narrativo e, infine, restituisce identità ai troppi spazi anonimi che accomunano le vite umane, lasciando a chi legge la sensazione di aver raggiunto uno stadio più consapevole di percezione di ciò che c’è fuori e dentro il Sé.