Io amo me stesso, ma purtroppo è amore non corrisposto

       

!!! … purtroppo è proprio come temevo: è lei, la sveglia, l’invenzione più perfida dopo la bomba a mano!

Qui non è più notte ma non ancora mattino, mentre fuori il mondo è sospeso fra il niente e il nulla e il giorno sembra ancora una leggenda.

Nonostante tutto anche questa notte sta passando senza fare prigionieri, ma la feroce tirannia della sveglia mi ha teso una vile imboscata occupando abusivamente il mio territorio mentale e negandomi con prepotenza il diritto alla libertà del sonno.
Roba da richiesta d’asilo politico al Regio Principato di Oniro, quel territorio indipendente sul confine tra il buio che lo genera e la luce che lo disperde.

Che speranza ci può mai essere per una civiltà che comincia ogni giorno con il suono dispotico di una sveglia?

Sto seriamente pensando di denunciarmi per schiamazzi notturni, così la prossima volta eviterò di montarla, la sveglia.

Apro gli occhi e cerco qualcosa attorno a me che mi aiuti a sopravvivere a questo stato di esilio interiore.

Mi rendo conto solo ora che, in un mondo troppo pieno di cose necessarie, la mia stanza è finalmente piena di cose inutili: una casa di riposo per menti troppo immaginative.

Sono stanchissimo! Mi vien voglia di iniziare già al mattino presto a fare tardi.

Quale sarà il motivo per il quale la notte è così infinitamente elastica e indulgente, mentre il mattino è così inesorabilmente spigoloso e crudele?

È proprio al mattino che ci si deve nascondere: la gente esce di casa energica e vanitosa, affamata di disciplina, di efficienza, pretendendo la contropartita.

Rimando il momento in cui mi dovrò alzare e cerco di abitare il più possibile il vuoto che ne riempie lo spazio.

Io amo qualunque tempo sospeso, qualunque intervallo in cui non bisogna fare altro che aspettare un momento successivo, un dopo che sarà meglio del prima.

I dopo, in effetti, sono spesso meglio dei prima, perlomeno fino a quando non divengono a loro volta dei prima, rinnegando se stessi: i dopo sono così, bugiardi e ingannevoli, non mantengono mai gli impegni presi.

Fuori intanto il sole inizia a sorgere, puntuale, come sempre, all’alba. Il giorno bussa ormai alle finestre e io mi devo decidere ad alzarmi.

Sono andato a letto così tardi e mi sto alzando così presto che potrei incrociare me stesso sull’uscio della camera.

Saigon si sta svegliando, o forse non si è mai veramente addormentata. È una città che mente, mente sempre, come i dopo che diventano i prima. Fa finta anche di dormire, come uno spregiudicato predatore.

Davanti allo specchio vedo la mia immagine con tutta la precarietà del mattino e la faccia sporca di barba: malgrado tutto io amo me stesso, ma purtroppo è amore non corrisposto.

Con gli odori del sonno ancora tra i capelli e nei denti, mi rado via con cura il grigio-nero della barba e mi butto in doccia.

La cascata che esce dal tubo di acciaio ha una voce che predica in coro i salmi della neve che si scioglie generando ruscelli e lontani affluenti in avvicinamento.

L’acqua è limpida perché non ha memoria, ma ha una direzione forzata, un proposito che non le permette di fermarsi: è in continua e brutale caduta verso il fiume sotterraneo che bagna l’anima del pianeta, con il quale deve finalmente ricongiungersi.

L’acqua calda scivola piacevolmente sulla mia pelle stanca. Il pelo del mio petto è brevettato per far schiumare le saponette, si è darwinisticamente evoluto proprio per questo. Produco schiuma che distribuisco con cura lungo tutta la geografia del mio corpo.

Scelgo d’istinto il modo di lavarmi i pochi capelli e lo applico senza pensarci su molto. Perché ci sono due criteri per lavarsi i capelli: il primo è lavarsi per pulirsi i capelli, il secondo è lavarsi i capelli per lavarsi i capelli.
Io i capelli me li lavo per lavarmeli e per, possibilmente, pulirmeli.

Dopo lavati li vedo allo specchio pendere dal cranio piatti e tristi come alghe sulla riva.

Sono indeciso se pettinarmeli con una riga laterale da benpensante o semplicemente tenermeli all’umberta. Considerandone la limitata quantità, poco cambia…

Ricordo che quando ero giovane, appena svegliato, passavo dei lunghi quarti d’ora ad aggiustarmi i capelli in modo da dare l’impressione di essermi appena svegliato.

Stavo molto attento a tenere la barba accuratamente trascurata, a scegliere l’adeguato colore sbagliato dei pantaloni, la maglietta logorata al punto giusto, la giacchetta opportunamente sproporzionata.

Il tutto per dare l’impressione di non tenere conto del mio aspetto esteriore e di essere superiore ai giudizi altrui, tradendo però tutta la mia ansia di apparire.

Guardo sulla sedia il mio completino a scacchi da clown serio pronto per essere indossato e, non so perchè, mi torna un sonno pantagruelico. C’è poco da fare, io ho l’esigenza di dormire minimo 12 ore al giorno, più la notte.

Del resto, se noi esseri umani potessimo dormire 24 ore al giorno, potremmo finalmente raggiungere l’inerzia primordiale, quella beatitudine di perpetuo sonno antecedente la Genesi, ambizione e ideale di ciascuna coscienza esasperata di sé stessa.

E dato che dicono che per realizzare un ideale bisogna avere un sogno, non voglio perdere altro tempo: torno a dormire, perché mi scappa da sognare!

Disinnesco la sveglia, indosso il pigiamino, chiudo le finestre al mondo e me torno a letto.

Lascio a voi il mattino, io mi riprendo la notte.

Good night to you all!