Gli artisti sono liberi di volare, ma solo in gabbia

       

Oscar Wilde sosteneva che non esistono libri morali o libri immorali, esistono solo libri scritti bene o scritti male. In Estremo Oriente, invece, i libri vengono molto spesso giudicati per il messaggio educativo che propongono al pubblico, prima ancora della qualità del testo.

Nell’estetica asiatica, specialmente nella parte permeata dalla morale confuciana come la Cina e il Vietnam, ciò che è ritenuto bello non è tanto l’oggetto d’arte, come per esempio una composizione letteraria, ma il gesto e i propositi dell’artista nel realizzarlo.

Quello che ci si aspetta da uno scrittore è un piccolo contributo a quelle varie dinamiche che, per semplificare, possiamo chiamare “armonia sociale”, tanto cara alla dottrina di Confucio. Qualora dovessero venire meno questi propositi, il testo verrebbe ignorato prima ancora della pubblicazione.

Secondo la nostra metrica occidentale, è normale essere diffidenti nei confronti di certe barriere sociali (e non solo sociali) imposte alla creatività intellettuale degli artisti (i quali in Oriente sono spesso liberi di volare, sì, ma solo in gabbia), però si tratta, appunto, della “nostra” metrica occidentale.