L’amore è una sciocchezza che si commette in due

       

Ti amo profondamente, come non ho mai amato nessuno, e proprio per questo me ne vado: se restassi, il sogno si trasformerebbe in realtà, in volontà di possedere, di desiderare che la tua vita mi appartenga. Insomma, in tutte quelle cose che finiscono per mutare l’amore in schiavitù.   (P. Coelho)

Quando t’innamori di una donna sei portato a percepirla come priva di peso, leggiadra, priva di gravità, gravida solo delle sue qualità sorprendenti.

Sei così incondizionatamente felice di avere finalmente trovato un’anima gemella così armoniosa, così spontaneamente priva di zavorra, che cerchi con tutte le tue forze di renderla parte permanente della tua vita.

Però, proprio così facendo, non fai altro che rompere in modo irreparabile quell’incantesimo d’amore e fare piano piano uscire il suo fardello di peso psicologico, con le sue magagne, i suoi difetti, le sue richieste.

Buona parte delle sue richieste è pure giusta e ragionevole, ma questo non fa che renderla ancora più pesante. E allora cerchi una via di fuga per liberarti e limitare i devastanti effetti collaterali dell’ennesima delusione, magari in tempo per cercare da qualche parte una persona più leggera, sempre che non sia lei a fare questo passo per prima, lasciandoti nell’angoscia più profonda.

La dolce sorpresa di avere finalmente accanto la donna dei tuoi sogni provoca l’enfasi della passione, quella condizione che acceca totalmente la capacità critica e il senso dell’umorismo. Purtroppo è proprio con la passione che prendono forma i contorni materiali dell’amata, e con essi il suo peso specifico e l’insofferenza che ne consegue.

La passione amorosa si alimenta con quello che non sai dell’altra, molto più che di quello che sai. Più zone d’ombra vi sono, maggiori saranno gli spazi a disposizione dove sovrapporre la propria fantasia e costruire un clone a immagine e somiglianza del proprio ideale di donna.

Il problema è che la passione produce molta luce concentrata, ed è solo questione di tempo prima che dissolva le ombre e rischiari ogni angolo del carattere dove, di solito, poi non ci trovi più molto di stimolante.

Allora, quell’infatuazione che pareva indissolubile sfuma fino a dissolversi nell’indifferenza o, spesso, nell’inimicizia, quando tutta una serie di rimproveri e di accuse arriverà a consumare definitivamente l’ultimo frammento del rapporto ormai logoro.

Però non è colpa di nessuno. La verità è che sono stati i nostri meccanismi interiori a imbrogliarci, sono state le dinamiche delle trappole antropologiche del nostro inconscio a ingannarci.