Mappe intellettuali e strumenti di pensiero

       

Per noi occidentali la lettura è un importante esercizio di meditazione mentre gli orientali hanno meno aspettative nei libri, confidano più nelle persone, nel relazionarsi con le cose. Di solito non sentono il bisogno di palliativi leggendo: c’è già tutto nella vita, purché le si presti attenzione, e il leggere può distrarre da questo compito.

La mente umana è in grado di approcciarsi a due tipi di pratica intellettiva: quella razionale, radicata nel modo di essere e pensare Occidentale, e quella intuitiva, più adeguata all’atteggiamento Orientale.

In Occidente, l’approccio razionale appartiene sia all’ambito della scienza che a quello della pratica intellettuale, il cui compito è di analizzare, calibrare, comporre mappe narrative della realtà e delle finzioni nelle quali il tutto è ridotto ai suoi contorni, fino a risultare la rappresentazione della realtà più facile da afferrare che non la realtà stessa. E i libri, in questo contesto, sono ottimi strumenti di pensiero, mentre la lettura è un importante esercizio per nutrire l’intelletto di immaginazione e di nozioni empiriche, a loro volta autoalimentate dall’intelletto stesso.

Il pensiero dell’Oriente, invece, è interessato più alla saggezza intuitiva che alla comprensione razionale. Per sviluppare lo spirito, gli orientali ritengono più efficaci due strumenti come la discrezione e l’intuito, piuttosto che la ragione e le sue equivalenti velleità creative.

La realtà che si vuole conoscere manifesta ampie zone d’ombra in cui la ragione può perdersi e l’intuito invece orientarsi. E qui la percezione intuitiva, insieme alla lettura dei riverberi della vita, sono più pertinenti e auspicabili della maggior parte dei testi racchiusi nei libri.

La pretesa occidentale che la conoscenza e la narrativa possano coincidere con l’essenza della realtà si scontra, di fondo, con il pensiero orientale, che ha sempre sottolineato l’inadeguatezza del pensiero logico e della speculazione cerebrale.

La conoscenza e l’elaborazione mentale hanno dei limiti, da sole non bastano, e nessuna loro abbondanza alimenterà il nostro spirito, né potrà mai concederci felicità e pace durevoli.

In generale gli orientali amano il ripetersi delle cose, non sono vittime di quel sentimento così individualista, figlio dell’importanza di sé, che è la noia.

Non sentono il bisogno di riempire spazi vuoti allestendo liturgie ricreative, anche perché gli spazi in cui abitiamo non sono mai vuoti, ma già riempiti dal tempo stesso a nostra disposizione.